Uscita dal territorio italiano e reingresso

Le motivazioni e le modalità di uscita dal territorio italiano di uno straniero che vi abbia fatto ingresso precedentemente e in possesso di un permesso di soggiorno o di un visto in corso di validità possono essere diverse. Tale uscita può essere volontaria, e dunque temporanea e soggetta a condizioni di reingresso o definitiva, o forzata e quindi in seguito a un provvedimento di espulsione.

– USCITA VOLONTARIA DAL TERRITORIO ITALIANO:

Se lo straniero è in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità può uscire da territorio italiano e circolare liberamente per motivi di turismo in tutti i Paesi facenti parte dell’Area Schengen per un periodo limitato di tre mesi, previa comunicazione di presenza all’autorità locale nel rispetto dei termini stabiliti dalle singole normative nazionali.
Lo straniero in possesso di tale permesso può, inoltre, uscire dal territorio italiano per recarsi in qualsiasi Paese fuori dall’Area Schengen e/o extracomunitario e poi far ritorno in Italia senza bisogno di richiedere il visto di ingresso, purché la permanenza in dato Paese non superi i sei mesi o, in caso di permesso di soggiorno di durata biennale, la metà della validità del titolo. In caso il Paese in cui lo straniero intende recarsi sia diverso dal Paese di origine sarà necessario accertarsi se ci sia bisogno del visto di ingresso.

Lo straniero in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo oltre a circolare liberamente per i paesi Schengen per motivi di turismo per un periodo limitato, può estendere il proprio soggiorno oltre i tre mesi e stabilirsi a lavorare nei Paesi dell’Unione europea che hanno adottato la direttiva che disciplina la relativa condizione del cittadino di Paesi terzi soggiornante di lungo periodo in uno degli Stati membri (Direttiva 2003/109 CE). Se lo straniero regolarmente soggiornante in Italia intendesse, invece, recarsi in un Paese non facente parte dell’area Schengen avrà bisogno del visto d’ingresso rilasciato dalla rappresentanza consolare di quel Paese in Italia, a meno che non esistano accordi particolari che ne stabiliscano l’esenzione.

Lo straniero che entra in Italia per la prima volta e, in possesso del visto di ingresso, abbia fatto domanda per il permesso di soggiorno e sia in attesa del rilascio può uscire dal territorio italiano per recarsi nel proprio Paese di origine e successivamente far ritorno in Italia presentando al valico di frontiera il passaporto e la ricevuta dell’assicurata postale, con banda magnetica, delle Poste Italiane, comprovante la richiesta di primo rilascio del permesso di soggiorno.
Lo stesso vale per lo straniero in possesso di un permesso di soggiorno scaduto e abbia fatto richiesta di rinnovo o conversione Quest’ultimo dovrà presentare al valico di frontiera oltre al passaporto e alla ricevuta attestante una delle suddette richieste, anche copia del permesso di soggiorno scaduto.
Alla frontiera verrà apposto sulla ricevuta il timbro indicante la data e il luogo di attraversamento.
In questo caso però, lo straniero non gode del diritto di libera circolazione sul territorio Schengen (il che esclude anche la possibilità di transitare o fare “scalo” in uno dei Paesi appartenenti all’Area Schengen) a differenza dei titolari del permesso di soggiorno in corso di validità. Solo in casi particolari e urgenti la Questura potrà rilasciare un permesso di soggiorno cartaceo temporaneo che permetta allo straniero di circolare liberamente su detto territorio.
Nel caso in cui l’uscita dal territorio italiano sia definitiva, il permesso di soggiorno perde la propria validità e dovrà essere consegnato alla polizia di frontiera. Nel caso in cui in futuro si intendesse rientrare in Italia, ci si dovrà sottoporre alla prassi in vigore in quel determinato momento, senza far affidamento su benefici derivanti dall’aver regolarmente soggiornato in precedenza in Italia.

– USCITA FORZATA DAL TERRITORIO ITALIANO: L’ESPULSIONE

L’espulsione di un cittadino straniero dal territorio italiano è disciplinata dal Decreto Legislativo 286/1998, ovvero il Testo Unico per l’Immigrazione, precisamente agli articoli 13, 15 e 16. Tale provvedimento può essere di tre diversi tipi:

1. Art. 13: ESPULSIONE AMMINISTRATIVA. Lo straniero può essere espulso dall’autorità amministrativa dello Stato italiano nel caso in cui non sia in regola con il visto e/o il permesso di soggiorno o sia ritenuto pericoloso per la sicurezza e l’ordine pubblico dello Stato.

• L’espulsione ministeriale

Questa espulsione è disposta dal Ministero dell’Interno con decreto nei confronti dello straniero, anche non residente in Italia e anche se in possesso di un permesso di soggiorno UE (art 9 comma 7 TUI) per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato. L’espulsione ministeriale prevede l’esecuzione coercitiva e avviene con accompagnamento immediato alla frontiera.

• L’espulsione prefettizia in caso di irregolarità nel soggiorno

Il Prefetto può disporre l’espulsione dello straniero nei seguenti casi:
– Per irregolarità nell’ingresso;
– Per irregolarità del soggiorno, e dunque nei casi in cui lo straniero si sia trattenuto sul territorio italiano:
– Senza aver richiesto il permesso entro il termine prescritto;
– Senza aver presentato alla Questura la dichiarazione di presenza entro 8 giorni dall’arrivo;
– Dopo la revoca del permesso di soggiorno da parte del Questore;
– Dopo il rifiuto o l’annullamento del permesso di soggiorno;
– Con un permesso di soggiorno scaduto da più di 60 giorni senza aver fatto domanda per il rinnovo;
– Oltre il termine di 90 giorni per motivi di turismo.

2. Art. 15: ESPULSIONE A TITOLO DI MISURA DI SICUREZZA. L’autorità giudiziaria può espellere lo straniero condannato e socialmente pericoloso;

3. Art. 16: EPULSIONE A TITOLO DI SANZIONE SOSTITUTIVA O ALTERNATIVA ALLA DETENZIONE.

In tutti e tre i casi, lo straniero ha l’obbligo di lasciare il territorio italiano e tale provvedimento è eseguito immediatamente e quasi sempre in modo coercitivo con l’accompagnamento alla frontiera da parte delle forze di polizia, nei casi 2 e 3, disposto dal questore e convalidato entro 48 ore dall’autorità giudiziaria. Per i provvedimenti al punto 1, invece, sono previste ipotesi in cui si concede un termine per la partenza volontaria.
Allo straniero espulso viene fatto divieto di reingresso in Italia e in tutti i Paesi aderenti all’area Schengen o dell’Unione Europea, per un determinato periodo successivo alla propria espulsione.

I MINORI

• Minori con più di 14 anni

I minori che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età sono in possesso di un proprio titolo di soggiorno e possono dunque lasciare il territorio italiano secondo le regole valide per gli adulti, anche senza la presenza dei genitori.

• Minori di 14 anni

Ad eccezione di casi specifici, il minore di 14 anni non possiede un proprio permesso di soggiorno, ma è inserito all’interno di quello di almeno uno dei genitori e non può, pertanto, lasciare il territorio italiano da solo senza la presenza di questi ultimi, nemmeno se accompagnato da terzi. Inoltre, a differenza del minore di 14 anni di cittadinanza italiana, la Questura NON ha facoltà di rilasciare una dichiarazione di accompagnamento che autorizzi l’espatrio del minore con soggetti differenti dai genitori dello stesso.
Presentano eccezione le uscite per i viaggi di istruzione. In questo caso l’istituto scolastico del minore in questione, almeno 20 giorni prima della partenza, deve presentare una richiesta all’Ufficio Immigrazione della Questura che ha rilasciato il permesso di soggiorno dei genitori, indicando i dettagli del viaggio (luogo, durata ecc.).
Tale modulo di richiesta autorizzazione deve essere presentato da Dirigente scolastico alla Questura in duplice copia e corredato di fotocopia del permesso di soggiorno di un genitore e, se il minore non dovesse essere il possesso del passaporto, di una sua fototessera.

DIVIETI DI ESPULSIONE

Secondo quanto disciplinato dall’art. 19 del Testo Unico sull’Immigrazione, in nessun caso può essere disposta l’espulsione dello straniero verso uno Stato in cui quest’ultimo possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, religione, sesso, cittadinanza, lingua, opinioni politiche, condizioni personali o sociali.
Allo straniero che si trova in tali condizioni può essere concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari, a meno che non possa essere allontanato verso un Paese che gli accordi una protezione contro le persecuzioni o il rischio di essere rinviato in uno Stato in cui possa essere perseguitato.
Inoltre, ai sensi dell’articolo sopracitato, non è consentita l’espulsione nei confronti:

– Degli stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi;
– Degli stranieri in possesso del permesso di soggiorno UE, salvo il disposto dell’articolo 9, comma 7 TUI;
– Degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o con il coniuge, di nazionalità italiana;
– Delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono. La Corte Costituzionale ha esteso il divieto di espulsione al padre per il medesimo periodo;
– Dello straniero che debba sottoporsi a cure indifferibili e urgenti. Il divieto di espulsione permane fino a quando non siano state apportate le cure a seguito di comunicazione del medico.

IL REINGRESSO: Casi particolari

Sebbene per lo straniero in possesso di permesso di soggiorno sia sufficiente, ai fini del reingresso nel territorio dello Stato, una preventiva comunicazione all’autorità di frontiera, ci sono alcuni casi in cui il cittadino straniero, anche se regolarmente soggiornante in Italia, una volta uscito dal territorio, può farvi rientro SOLO con un visto di reingresso.

– Nel caso in cui il cittadino straniero si trovi fuori dal territorio italiano quando il suo permesso di soggiorno sta per scadere e non abbia ancora provveduto a richiederne il rinnovo (NOTA: linkare la parola rinnovo rimandando all’articolo sul rinnovo del permesso di soggiorno), può richiedere il visto di reingresso alla Rappresentanza consolare italiana nel Paese di provenienza, purché il permesso non sia scaduto da più di 60 giorni;
– Nel caso il cui lo straniero abbia smarrito il permesso di soggiorno o gli sia stato sottratto, può richiedere il visto di reingresso alla Rappresentanza consolare italiana del Paese in cui si trova, esibendo copia della denuncia fatta all’autorità locale di polizia.

In entrambi i casi, il cittadino straniero dovrà dimostrare di possedere tutti i requisiti richiesti per il rinnovo o duplicato del titolo e la Rappresentanza consolare dovrà chiedere conferma alla Questura del luogo che ha a suo tempo rilasciato il titolo al soggiorno scaduto, smarrito o sottratto.