Come rendere legamente valido in italia un documento straniero

Indipendentemente dall’essere cittadino comunitario o extracomunitario, la prassi da rispettare nel caso in cui ci fosse l’esigenza di far valere un documento straniero in Italia è la stessa. Che si tratti di un documento appartenente a un privato (diplomi, curriculum, certificati di nascita, penali ecc.) o a un’azienda o istituzione (contratti, bilanci, atti costitutivi ecc.) o altro, ci sono alcuni semplici passi da seguire per far sì che questi acquistino validità legale.

1. LA LEGALIZZAZIONE (LEGGE 4 gennaio 1968, n. 15): consiste nell’apposizione di un timbro sul documento originale che attesta sia la qualifica del pubblico ufficiale che ha firmato l’atto, sia l’autenticità della sua firma. Nel caso si voglia conferire validità legale in Italia ad un documento formato all’estero, questo primo passaggio deve essere effettuato dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana presente sul territorio straniero in cui il documento è stato redatto.

Tali documenti, eccetto quelli redatti su modelli plurilingue previsti da Convenzioni internazionali, devono inoltre essere tradotti in italiano. Agli atti e documenti, redatti in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in lingua italiana certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale.
Gli atti e i documenti formati dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane all’estero non devono essere legalizzati.
Se l’atto è rilasciato da una autorità estera in Italia, deve essere legalizzato dal Prefetto nella cui circoscrizione si trova l’autorità estera stessa (fanno eccezione la Val d’Aosta, in cui è competente il Presidente della Regione, e le Province di Trento e Bolzano, per cui è competente il Commissario di Governo).

L’APOSTILLE: Nei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione de L’Aia del 5 ottobre 1961 relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri, la necessità di legalizzare gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere è sostituita da un’altra formalità: l’apposizione della “postilla” (o apostille).
Pertanto, una persona proveniente da un Paese che ha aderito a questa Convenzione non ha bisogno di recarsi presso la Rappresentanza consolare e chiedere la legalizzazione, ma può recarsi presso la competente autorità interna designata da ciascuno Stato – e indicata per ciascun Paese nell’atto di adesione alla Convenzione stessa (normalmente si tratta del Ministero degli Esteri) – per ottenere l’apposizione dell’apostille sul documento. Così perfezionato, il documento viene riconosciuto in Italia.
L’elenco aggiornato dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione de L’Aja e delle autorità competenti all’apposizione dell’apostille per ciascuno degli Stati è disponibile sul sito web della Conferenza de L’Aja di diritto internazionale privato:
clicca qui .

(fonte QUI)

2. L’ASSEVERAZIONE: passaggio non meno importante, è un atto pubblico attraverso il quale viene certificata la corrispondenza dei contenuti della traduzione rispetto al documento originale. Conosciuto anche come “traduzione giurata”, consiste appunto nel giuramento della traduzione presso il tribunale, il quale attesta che la traduzione si attiene fedelmente al documento originale per tutta la sua lunghezza.
Il documento tradotto da asseverare deve essere completo di una marca da bollo del valore di 16,00 euro se la traduzione è di massimo 100 righe, verbale di giuramento incluso. Alla riga 101, e successivamente ogni 100 righe, va applicata un’altra marca da 16,00 euro. Le marche verranno annullate in sede di giuramento dal funzionario del tribunale.
Attraverso l’asseverazione, colui che provvede a prestare giuramento si fa carico di tutte le responsabilità derivanti dalla veridicità della propria dichiarazione. Il suddetto funzionario provvede infine a timbrare il documento, che risulta dunque asseverato ed è così valido in territorio italiano.

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